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Cecità di José Saramago

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Cecità di José Saramago Empty Cecità di José Saramago

Message  idaM Ven 12 Mai - 23:26

Cecità è un bellissimo libro di José Saramago, lo scrittore portoghese Premio Nobel per la letteratura  nel 1998. Saramago ha una visione pessimistica della vita e descrive una società fragile dove sono assenti i legami di solidarietà tra le persone, dove homo homini lupus, per dirla con Hobbes e dove il potere è sempre nelle mani dei più forti, che non hanno scrupoli a schiacciare i più deboli in nome del proprio interesse.
Un uomo in macchina, fermo al semaforo, improvvisamente diventa cieco e, stranamente, vede tutto bianco, come in una nebbia scintillante. La moglie lo accompagna nello studio del medico dove c’è un uomo con una benda nera su un occhio, un ragazzino strabico accompagnato da una donna, due uomini senza segni particolari, una ragazza dagli occhiali scuri.
Il medico non riconosce e non sa spiegarsi la causa della malattia, che ben presto contagia pure lui e poi si estende a tutto il paese, un luogo non precisato, proprio come simbolo e metafora di  ogni paese in ogni tempo. Molti diventano ciechi, compreso il medico dalla benda nera su un occhio, ma  la moglie, stranamente, è l'unica a non essere contagiata, e, per non lasciare solo il marito, si finge cieca e, come tanti altri ciechi, viene internata in un ex manicomio, dove, però, al contrario di quanto sarebbe ovvio pensare, non scatta la solidarietà tra i malati, ma si scatena, al contrario, la lotta per il potere e alcuni ciechi malvagi cominciano ad accaparrarsi i viveri che venivano forniti dalle autorità, razionando i cibi e commettendo una serie di soprusi, soprattutto sulle donne che vengono stuprate e abusate in cambio di cibo.
La moglie del medico, però, unica donna a vedere, non sopporta le prevaricazioni e, a un certo punto, uccide il capo dei malvagi. Un’altra la segue e incendia le coperte, ma l’incendio, diventato incontrollabile, provoca molti morti e un fuggi fuggi per cercare di uscire. Alcuni, tra cui il gruppo della moglie del medico, riescono a salvarsi ma, una volta all’esterno, si trovano davanti il terrore. Morti per strada, città deserte, case usurpate da ladri che rubano e si combattono per accaparrarsi il cibo e sopravvivere.
La moglie del medico coinvolge il suo gruppo in un’operazione volta a ridare ad ognuno la dignità perduta durante la reclusione, riuscendo a dar vita a vere relazioni di inaspettata amicizia e solidarietà.
Alla fine l’epidemia scompare improvvisamente com’era iniziata.

Il tutto è raccontato in uno stile particolare. Non ci sono nomi propri e i personaggi sono chiamati con le stesse perifrasi:Il primo cieco, La moglie del primo cieco, la ragazza con gli occhiali scuri. I dialoghi non sono indicati tradizionalmente, ma senza virgolette e con il nome d’inizio del dialogo con la lettera maiuscola, per aiutare la comprensione.  

Il libro induce molte riflessioni.

La fame dei ciechi internati, non dovuta a mancanza di cibo, ma allo strapotere del ciechi malvagi, i quali preferiscono far deperire il cibo piuttosto che distribuirlo, rivela la concezione di Saramago, tristemente reale, sulla fame nel mondo. Nelle nostre società sviluppate mangiamo troppo al punto da ammalarci e non sappiamo condividere il cibo con quelli che sfortunatamente non ce l’hanno e non per colpa loro. Una condanna aperta a certa  politica miope e spesso colpevole.

L’indifferenza tra i ciechi richiama l’indifferenza e l’assenza di solidarietà tipiche delle società contemporanee, assenza che nel libro sembra essere connaturata alla natura umana, una natura hobbesiana appunto, ma è anche determinata dalla struttura di un sistema di potere insensibile ai bisogni dell’uomo e delle persone.

Il riferimento al comportamento dei ciechi malvagi sembra suggerire che in una società l’unica forma di potere possibile sia l’oligarchia di pochi cinici e violenti, che sottomettono con brutalità e disinvoltura la popolazione. Quanti riferimenti si possono fare alle politiche di tanti stati contemporanei, dove la popolazione è cieca o sembra essere tale per paura, per quieto vivere o per conformismo!

Uno spiraglio di luce tra tanta oscurità sembra però esserci, verso la fine del libro quando una donna, incarnata nella moglie del medico, riesce a svegliare sentimenti positivi tra le altre donne del gruppo e insieme cercano e riescono a  stabilire il ritorno della civiltà dallo stato di ferinità brutale in cui era scivolata.
Dico sembra, perché anche l’eroina che si finge cieca per stare vicino al marito e non reagisce di fronte al richiamo di questo verso la bellezza della ragazza dagli occhiali scuri, non è esente da comportamenti violenti e omicidi, sia pure per reagire al prepotente strapotere verso i ciechi dell’ex manicomio.
Pur tuttavia è solo la Donna che agisce e non si lascia contaminare dal male tout court, ma sa intervenire per salvare la società e guidare un nuovo corso della storia. Anche questa una bella metafora.

Possiamo concludere con le parole  di Saramago:

“Cecità è un romanzo realista non nel senso classico del termine proprio perché ricorre all’allegoria, ossia ad un modo di dire le cose attraverso la narrazione di altre cose, attraverso simbolismi e metafore. Oggi la vera funzione del romanzo non è più solo quella descrittiva, quanto soprattutto quella riflessiva: a poco a poco il romanzo dovrà aprirsi alla filosofia e alla scienza, diventare la summa delle diverse esperienze umane, e questo nuovo tipo di romanzo - una sorta di simbiosi tra romanzo e saggio - ricorrerà all’allegoria".

Cecità,  nel titolo originale portoghese  Ensaio sobre a Cegueira, ha ispirato anche il cinema dando origine all’omonimo film Blindness di Fernando Meirelles, presentato al Festival Internazionale di
Cannes, nel 2008.
https://www.mymovies.it/film/2008/blindness/

https://cbo1.dev/blindness-cecita/
https://www.google.com/search?q=cecit%C3%A0+video&oq=cecit%C3%A0+video&aqs=chrome..69i57j0i22i30.10515j0j7&sourceid=chrome&ie=UTF-8#fpstate=ive&vld=cid:0b0bc685,vid:JQA7GGgiuVM

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Message  MurielB Dim 14 Mai - 21:22

Grazie mille Ida per averci fatto conoscere questo romanzo. A proposito, non l'ho letto né ho visto il film. Come spiega lei, la civiltà moderna è appesa a un filo e il ritorno all'età della pietra e a ognuno per sé è così veloce.
Questa perdita di visione mi sembra esprimere ciò che accade nell'infinitamente piccolo. È lo sguardo dell'osservatore a creare la realtà
Nella meccanica quantistica, a differenza del mondo della fisica classica, l'occhio dell'osservatore ha un effetto diretto sull'oggetto del suo sguardo. Più precisamente, quando una particella - che secondo la teoria occupa un numero infinito di stati sovrapposti simultaneamente - viene rilevata, avviene un fenomeno chiamato riduzione o collasso della funzione d'onda: la particella è costretta ad adottare un particolare stato. Improvvisamente, la particella non è più un'onda, ma è stata ridotta a un singolo stato.
In questo senso, la perdita di visione crea il caos.

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